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domenica 23 marzo 2014

Vizi e Virtù...

 L'Allegoria della Virtù e del Vizio dall'originale di Lorenzo Lotto datato 1505, olio su tavola 56,5 cmx42,2 cm conservato nella Nationak Gallery of Art di Washington






Le virtù ci rendono migliori; i vizi, soddisfatti.
Roberto Gervaso, La volpe e l'uva, 1989

lunedì 18 marzo 2013

Sant'Ubaldo e Federico Barbarossa



Federico III Hohenstaufen anche Federico I del Sacro Romano Impero, detto Barbarossa (nato nel 1122, morto nel 1190), figura mitica e leggendaria, dotato di una forte personalità e grande carisma, ce lo ricordiamo tutti come l’IMPERATORE DEL SACRO ROMANO IMPERO.


Tra i tanti giretti per l’Italia che si fece Federico, c’è anche una breve visita nella mia città: Gubbio!

Nell’estate del 1155, d Roma e andando verso nord seguendo la Flaminia, arriva a Spoleto, l’assedia, la conquista e la rade al suolo.


L'incontro tra S. Ubaldo e Federico Barbarossa alle porte di Gubbio

Proseguendo, arriva a Gubbio..chiede il pagamento di una somma di denaro talmente elevata, che la cittadinanza supplicò il Barbarossa di poterla rateizzare..ma ciò non venne concesso.

Gli Eugubini, disperati, si rivolgono al proprio Vescovo: Ubaldo, il quale, nonostante fosse gravemente ammalato, e compresa la gravità della situazione, decise d’incontrarsi col Barbarossa.

Ma l’Imperatore, riconobbe nel Vescovo un Santo e deposti tutti i suoi propositi bellicosi, si fece benedire.





La fama di Ubaldo era giunta al Barbarossa ancor prima d’incontrarlo. Così lo fece sedere accanto a lui e gli donò una meravigliosa tazza d’argento, ponendo fine ad ogni ostilità con Gubbio.


Racconta Giordano: "l'Imperatore lo accolse con la massima solennità" e "abbassata la testa, gli chiese la benedizione" allora S. Ubaldo gli parla: " Colui che ti ha concesso la corona del potere terreno ti conceda la ricompensa del regno celeste"
L’incontro tra Il Vescovo Ubaldo e Barbarossa, fu un evento memorabile e di grande importanza per Gubbio. Infatti nel 1163, tre anni dopo la morte del Vescovo, gli Eugubini donarono all’Imperatore la “Vita di S. Ubaldo” scritta dal suo successore Teodobaldo e dedicata a proprio a Federico.
 



L'incontro tra S. Ubaldo e Federico Barbarossa alle porte di Gubbio

Tale dono fu gradito all’imperatore che concessa a Gubbio il “Diploma” con il quale viene riconosciuto al Comune sia l’esenzione del pagamento di tasse, che il diritto ad eleggere i Consoli.

“Diploma” che il comune di Gubbio aveva sempre desiderato.

S. Ubaldo muore a Gubbio il 16 maggio del 1160.

Da allora, ogni 15 Maggio, gli Eugubini fanno una grande festa in onore del suo Patrono..la “Corsa dei Ceri”


(ma questo, sarà un altro post..)







sabato 4 giugno 2011

IL TRIONFO DI GALATEA


Galatea, figlia di Nereo e Doride, è una divinità marina amata dal Ciclope Polifemo.
Tuttavia Galatea, non corrisponde questo amore, in quanto ama il bellissimo Aci, pastore figlio di Pan e della Ninfa Simeto.
Un giorno Polifemo, sedutosi sulla cima di un colle, decide di suonare il flauto in onore della sua amata.



Da li, scorge Aci e Galatea che si scambiano tenere effusioni e accecato dalla gelosia, scaglia con forza un enorme sasso sul pastore uccidendolo.

Così Galatea, trasforma il sangue dell’amato in un fiume, rendendolo così una divinità.

L’episodio di Galatea, è stato soggetto frequente nelle rappresentazioni iconografiche  del XVI e XVII secolo.
Il più famoso, è senza ombra di dubbio, quello di Raffaello Sanzio a Villa Farnesina.



Qui, Galatea, cavalca il suo carro a forma di conchiglia ed è portata in  trionfo al suono 
della buccina e delle trombe.
Il suo corteo è formato da Nereidi e Tritoni, quest’ultimi sono creature per metà umane e metà animali, allegoria della condizione dell’uomo, a metà strada fra la sua natura terrena e quella divina.
Gli amorini alati in alto, muniti di arco e frecce, non sono bendati, alludendo così all’amore divino cui tende Galatea.

Anche in ceramica, l’episodio di Galatea, è stato spesso rappresentato e anche copiato dal capolavoro di Raffaello, ma ho trovato anche altri soggetti, tra cui un piatto su cui è dipinta l’intera storia del triangolo Aci, Galatea, Polifemo.
Infatti, è rappresentato Polifemo che suona il flauto, i due amanti e Aci colpito dal masso.

Con questo mio post, voglio ringraziare e salutare i miei cari amici Antonella e Maurizio.